Grazia Livi, Lo sposo impaziente

La prorompente personalità di Tolstoj, le sue passioni smisurate, il suo cristianesimo creaturale: questo ritroviamo nel delizioso racconto di Grazia Livi, che è la storia del viaggio di nozze di Tolstoj con Sonja, fatto in carrozza da Mosca alla tenuta di Jasnaja Poliana. Lev è innamoratissimo della giovanissima moglie, poco più che una bambina, ma il suo carattere vulcanico incute un timore reverenziale alla piccola e dolce sposina, che del resto conosce pochissimo lo sposo, come allora era normale: “amo un estraneo”, mormora nei momenti di smarrimento. Egli sa bene di avere un carattere intrattabile e incapace di frenarsi, ed è roso dai sensi di colpa per la sua sensualità che lo ha travolto spesso e gli ha fatto amare tante donne, forse senza innamorarsi mai; e proprio per questo il suo anelito alla purezza, a un matrimonio che sia la fusione di due anime, è fortissimo. Pochi giorni dopo le nozze la sposa bambina capisce che, doversi confrontare con un genio come Tolstoj, la cui anima è un mistero anche per lui, le impone di non spaventarsi mai. Davanti al grand’uomo non deve farsi travolgere, deve difendere se stessa: “ Temo i suoi sarcasmi”, confessa, e gli rivolge una preghiera “Sii comprensivo con me, non mortificare la mia gioia di vivere”.
Quella che in questo ispirato libretto ci propone Grazia Livi è un’interpretazione profonda e convincente di un amore di cui dai diari di Tolstoj conosciamo tutto. Lui è il padrone, scrittore famoso a 34 anni, lei una ragazza affascinata e un po’ impaurita ma attratta dall’uomo che sposa dopo pochi giorni di conoscenza: le nozze potevano dunque preludere a un mènage burrascoso dagli esiti imprevedibili.
La scrittrice fiorentina possiede la sensibilità giusta per trasformare in vibrante narrazione quel grumo di biografia tolstojana, e così è avvenuto. Quell’incerto incontro-scontro tra uomo e donna, come sono in effetti le nozze di Tolstoj, in cui abbiamo di fronte la natura verginale di lei e la passionalità oscura di lui, è coroanato dal successo e i due sposi arrivano felicemente alla fusione e al completamento reciproco, alla felicità coniugale.
Ma le difficoltà non erano mancate. Sonja è anche costretta a subire una sorta di stupro, quando “lo sposo impaziente” le si getta addosso e, nonostante i suoi buoni propositi di frenarsi, la possiede con violenza. E lei scopre la bruta realtà del sesso, “sbalordita che la colluttazione fosse il centro segreto della coppia”. Sonja è giovane e innamorata della vita, sprizza energia da tutti i pori, non accetta di diventare anzitempo una moglie seria e solo preoccupata di assolvere i suoi doveri: “Le sarebbe piaciuto molto essere una cavallina, vivace, agile, estrosa, coi garretti scattanti, con una lunga piuma tremula fra le orecchie appuntite…Altro che agnellina adorna! Era una cavallina di razza, il vento e l’amore la spingevano a correre”.
Il racconto mostra dunque come due persone in tutto diverse ma, ciascuna a suo modo, innamorata del partner, riescono ad avvicinarsi a poco a poco, a capirsi, vincendo pregiudizi e resistenze interiori, poiché al momento di conoscersi avevano capito che le loro strade erano destinate ad incontrarsi ed ad unirli in modo indissolubile, che avrebbe fatto di due una persona sola.

[Grazia Livi, Lo sposo impaziente, Garzanti, Milano, 2006-2010², pp. 165]

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