Lino Centi, Quindici anni per sempre

Il romanzo di Lino Centi racconta la vita del protagonista dalla nascita all’adolescenza inoltrata. Con vivacità, freschezza e penetrazione psicologica, si presenta la dura lotta che Lino è costretto a condurre per affermare se stesso in un ambiente popolare, Empoli, un paese “ossessionato dalla ricostruzione e dai soldi”,di scarsa cultura e pieno di pregiudizi contro i “diversi”, coloro che tralignano dalla norma soprattutto in campo sessuale. Per sua fortuna la battaglia di Lino risulterà alla fine vincente.
La scrittura del libro è di buona qualità letteraria, rinsanguata da robusti innesti della parlata popolare inseriti con eleganza dissimulata, una mescolanza di alto e basso che contribuisce a dare fascino e brillantezza al linguaggio. Benché non manchino nella vita del protagonista dolore ed eventi traumatici, il racconto è talora rallegrato da una vena umoristica e scanzonata di buona lega, una leggerezza di tocco di chi sa equilibrare le tinte del quadro.
C’è una profonda immersione nel mondo contadino terragno e primitivo. Quel gruppo di case poste tra periferia e campagna, in cui Lino trascorre l’infanzia, è carico di verità poetica. Un luogo oggi scomparso che è la Combray di Centi, lo scenario del suo “temps perdu”. Come ha scritto bene Gianfranco Franchi Centi ha saputo far “vivere e popolare quei posti negli ultimi momenti della loro libertà, della loro selvatichezza”.
Assunta, la madre di Lino, ha un ruolo importante nella narrazione. Donna modesta ma autoritaria, ossessionata dalla paura che il figlio non sia normale, fa di tutto per farlo diventare un maschio “grande, forte e vindice”, baciato dal successo e capace di riscattare la modestia della famiglia.
Lino sa di avere un carattere “ombroso e mercuriale”, reagisce all’ostilità che ha intorno a sé comportandosi in modo stravagante, esasperando le sue stranezze. “Non mi concilierò mai con quell’ambiente massificato”, afferma in modo lapidario.
Eppure verso quel mondo –da ha rifiutato fin dalla nascita- il narratore ha come un debito di riconoscenza. Ha lì le sue radici, e non è stata la povertà la causa principale del suo sentirsi sempre incompreso, infelice, di aver dovuto subire umiliazioni.
Il romanzo racconta l’infanzia di Lino immersa, negli anni del dopoguerra, in una vita libera, vita di scoperte, di incidenti, di avventure. Il ragazzo è inquieto e agitato, con quella madre implacabile e un padre tollerante ma restio ad imporsi su lei..
L’eros ha un’importanza centrale nel bel romanzo di Centi. Fin dall’infanzia il bambino mostra grande curiosità per il sesso, si mescola volentieri con gli altri ragazzi, anche più grandi di lui, coi quali impara a confrontarsi i genitali, a masturbarsi insieme a loro. E tra essi c’è Luca che per primo lo inizia alla scoperta del corpo e del piacere. La prima parte del romanzo racconta con linguaggio crudo ed esplicito i traffici erotici tra maschi, poi a un certo punto entrano in scena le bambine. E’ un vero tourbillon di sessualità infantile polimorfa che farebbe la gioia di uno psicanalista.
Su tutto emerge la lotta che il ragazzo conduce, tra gioia di vivere, angosce e sensi di colpa, per trovare la propria strada e per capire se stesso, chi è veramente, lui che desidera accoppiarsi con maschi e con femmine, e si comporta insomma da bisessuale in un’età in cui non sa nemmeno cosa significhi la parola.
La madre è una vera ossessione. Delle le sue scenate isteriche l’autore fa un ritratto memorabile:“Ho visto varie volte la mamma, che ufficialmente non è indemoniata né parla lingue defunte,rotolarsi sul pavimento della cucina piangendo e dimenarsi come un’invasata. .. il Grande Dilemma che fin dai primi anni di vita tenterò di interpretare e circoscrivere. Difettando di una chiara percezione dei rispettivi confini, se avverte freddo, mi copre…si alza di primo mattino e trova semplicemente scandaloso e anormale che io voglia dormire, un permanente terreno di scontro che si trascinerà fino al mio definitivo allontanamento da casa” (pp. 82-3).
Lino sa che c’è “una Asperità Mitica nella sua tendenza alla solitudine”, e che essa attira e quasi calamita la violenza degli altri. La scuola è un fallimento, ripiega su un umile lavoro di barbiere, ma intanto ha scoperto la letteratura, l’arte e il cinema ma non è certo diventato l’Enfant Prodige sognato da Assunta.
Poi arriva la svolta della sua vita. Si fidanza –come allora si diceva ancora-con Lalla e l’idillio sembra destinato a durare ma il ragazzo si spaventa. La prospettiva di unirsi con una ragazza di aspirazioni modeste gli fa sentire tutta la falsità della sua vita:“Può una ragazza così condividere la mia aspirazione ad una vita diversa?”
E qui comincia il suo allontanamento dalle donne. Come si può conciliare una vita eterosessuale con i suoi sempre più frequenti “vagabondaggi sessuali” e con la scoperta – a un certo punto palese- che le sue preferenze vanno ormai alle persone del suo sesso? Lino è disperato e tenta due volte il suicidio, ma è proprio da qui che comincia la sua presa di coscienza destinata a cambiarlo radicalmente.
La narrazione si arresta qui ma Lino ormai ha accettato di essere omosessuale.
Questo libro è come la descrizione di una battaglia, con morti feriti e vincitori. Un libro ricco e complesso, che racconta il dolore di vivere, la fatica per trovare la propria strada, per estrarre da un cumulo di macerie la propria identità di persona, sepolta da montagne di pregiudizi e di regole non scritte sedimentate nei secoli.
La narrativa omosessuale ha ormai in Italia una lunga storia, da Tondelli e Mario Fortunato a Ivan Cotroneo e molti altri. E si è affermata con sempre maggior convinzione in modo da proporci oggi numerose testimonianze narrative di qualità, sia in senso “politico” che letterario. A suo tempo un romanzo come “Camere separate” di Pier Vittorio Tondelli fece scuola nell’esplorazione dello spazio intimo e raccolto dei sentimenti amorosi e dell’identità omosessuale. La sua lezione ha segnato profondamente la letteratura che sempre più coraggiosamente esplora quella condizione di vita:le sue lotte, le sua angosce, la verità di una vita interiore e di comportamenti sessuali con i quali per fortuna ci siamo ormai familiarizzati.

[Lino Centi, Quindici anni per sempre, Coniglio editore, Roma, 2008, pp. 205]

Le altre recensioni

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 466 other followers